Tu ridi

Pubblicato il 21 Giu 2013 in Drammatico

Tu_ridi_1998Dai racconti di Luigi Pirandello Tu ridi (1912) e La cattura (1918). “Felice”: ex baritono (Albanese) che lavora tristemente come impiegato al Teatro dell’Opera nella Roma degli anni ’30, di notte, sognando, inspiegabilmente ride. “Due sequestri”: Sicilia, oggi. Un bambino (Spedicato), figlio di un mafioso collaboratore di giustizia, vive segregato in un albergo disabitato di montagna in compagnia di un carceriere (Arena). Sullo stesso monte, cent’anni prima, è accaduto un altro sequestro, ma la distanza tra i due crimini è immensa. Dopo Kaos i Taviani tornano a Pirandello. Nel 1° racconto confluiscono elementi di altre tre novelle (L’imbecille, Sole e ombra, E due!) cui si aggiungono la dimensione dell’opera lirica (con apporti di Nicola Piovani) e della protervia fascista. Nel 2° il nucleo pirandelliano è incastonato nella storia di un altro sequestro di efferata atrocità, ispirato a un fatto di cronaca, per mettere a confronto due diversi tipi di criminalità e il cambiamento dei tempi, in peggio. Qui sono in evidenza le due belle prove di attore di Turi Ferro e Lello Arena come nell’altro episodio quella di un Albanese di cupa e stralunata intensità. Pur non mancando di momenti alti e di tratti di ammirevole finezza, il risultato complessivo è di “un film scostante, ma vivo, informe ma sentito, sbilanciato ma goduto e sofferto al tempo stesso. Talvolta di testa, e altrove di cuore, mai di fiuto” (F. De Bernardinis). Un’opera fuori moda sotto il segno della morte che, con Teatro di guerra e La vita è bella, fa macchia nell’assenza e nella rimozione del tragico che contraddistinguono il cinema italiano degli anni ’90. Il che spiega forse la perplessità della critica e il rifiuto del pubblico.

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