Torno a vivere da solo

Pubblicato il 07 Ott 2013 in Commedia
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imm (1)Giacomo torna a vivere da solo, dopo l’avventura in solitaria di 26 anni fa raccontata in Vado a vivere da solo, lo stesso personaggio decide nuovamente di abitare il suo appartamento (che oggi però si chiama loft) con il medesimo arredamento kitsch (ma aggiornato) e le medesime grane. A cambiare è il contesto intorno a lui. Alla voglia di indipendenza dai genitori si sostituisce l’insofferenza matrimoniale e alle avventure sessual-romantiche si sostituiscono tradimenti e intrecci con le mogli ed ex-mogli dei cosìddetti amici. Alla fine ovviamente non mancherà la morale sul fatto che poi sono i figli a rimetterci.
Dopo Vita smeralda Jerry Calà torna davanti e dietro la macchina da presa per un film che si inserisce nel filone dei “grandi” recuperi delle commedie anni ’80. Eppure Torno a vivere da solo, non solo è meglio dei vari ritorni di Monnezza e Mandrake ma anche meglio di molto cinema cinepanettonistico e dello stesso precedente Vita smeralda.
Un po’ di umorismo senza pretese ma riuscito, un po’ di cattiveria elargita senza fare sconti e un po’ di autoironia e cadute sul trash spinto (Don Johnson doppiato con un pesantissimo accento meneghino) rendono Torno a vivere da solo insospettabilmente decente e in fondo in linea con il suo “illustre” antecedente.
Jerry Calà non si vergogna di mettere in mostra se stesso, di girarsi un film addosso riprendendo davvero l’arroganza degli anni ’80, scrivendo (si, l’ha scritta lui) una storia maschilista al massimo e che trattando con forza il tema del divorzio distribuisce le ragioni a senso unico, senza la minima velleità di politicamente corretto, e infine non teme il ridicolo del metacinema sui suoi tormentoni ripetuti guardando in macchina.
Anche le musiche di Umberto Smaila, totalmente fuori dal tempo e quindi incredibilmente azzeccate, contribuiscono nel complesso a creare un mood nostalgicamente trash in cui alla fine non stona nemmeno Eva Henger placida madre di famiglia inguainata in abiti di pelle. Quanta di tutta questa ironia sia volontaria è difficile a dirsi ma il risultato paga, sempre che non si abbiano aspettative eccessive.
Forse di tutti i recuperi delle commedie italiane anni ’80 questo è il meno trascurabile. Fonte

Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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