Solometro

Pubblicato il 26 Feb 2013 in Drammatico


SolometroA Roma leggono tutti lo stesso giornale: Solo Metro, un free-press di informazione leggera sulla vita metropolitana. La pagina della cronaca interpreta liberamente storie di vita vissuta. Carla è una prostituta senza redenzione che incontra Andrea, aspirante sceneggiatore. Enrico è un borghese fedifrago sposato a Elvira, mamma di Anna che ama l’extracomunitario Said. Massimo assomiglia a un noto motociclista e ha lasciato Gualdo Tadino per la capitale e un concorso da geometra, incontra invece Giacomo, perdigiorno sulla soglia dei quaranta. Tra drammi e commedie finiranno tutti in prima pagina.
Con tutta la buona volontà, l’opera prima di Marco Cucurnia non può essere considerata un esempio positivo di nuovo cinema italiano. I motivi del dissenso vanno naturalmente ben al di là del gusto del singolo e coinvolgono un’idea di cinema di cui oggi avremmo tanto bisogno. SoloMetro si regge su una struttura narrativa quasi imbarazzante. Nell’incipit la voce fuori campo sembra volere focalizzare la vicenda da un punto di vista oggettivo, poi il commento off si perde, tornando per un istante nel sottofinale.
L’espediente svela la difficoltà degli autori (regista e sceneggiatore) a iniziare la storia e a trovare un punto di vista. Cucurnia non ce l’ha. Per non scontentare forse lo spettatore. Quando finalmente i personaggi sono vicinissimi al loro punto di rottura (Elvira scopre che il marito frequenta prostitute, Carla si accorge di volere amare senza più essere pagata, Anna cede al corteggiamento di un ragazzo bianco) il regista se la cava con l’accorgimento davvero risibile del giornale. Invece di spingere i protagonisti a fare delle scelte, magari a gettarsi da una finestra (perché, no? Pietrangeli lo faceva), le loro vite vengono semplificate e ridotte a un titolo scandalistico sul free-press metropolitano che dà il titolo al film.
La soluzione, bocciata a qualsiasi corso serio di sceneggiatura, è improponibile e narrativamente sleale. Dietro ai dialoghi e dietro ai personaggi non c’è mondo, non c’è storia. Non è possibile e credibile che i romani, prima che gli italiani, siano “tutti così”, assediati dai luoghi comuni e da stereotipi falsi e parziali. SoloMetro è un film sconsolante che introducendo il cammeo di Monicelli pretende confronti con la grande tradizione del cinema italiano. Quando mettendo in scena il Bel Paese finiva per virare sul tragico, obbligando lo spettatore a una verifica critica del mondo reale e di quello rappresentato…