L’imbroglio nel lenzuolo

Pubblicato il 18 Apr 2013 in Drammatico


LimbroglionellenzuoloSicilia, 1905. Federico studia contro voglia medicina e sogna con tutto il cuore di scrivere storie d’amore per il cinematografo, meraviglia di luce che riflette la vita su un lenzuolo. Commosso come i suoi paesani dalla magia del cinema, Federico abbandona gli studi e si improvvisa direttore di scena per Don Gennarino Pecoraro, vizioso produttore napoletano deciso a produrre un film tutto suo. Stufo di treni che arrivano alla stazione e di operai all’uscita dalle fabbriche, Don Gennarino commissiona al ragazzo una storia pruriginosa che ‘scopra’ aspiranti attrici e ne mostri generosamente le grazie. Ispirato dal bagno biblico della “Casta Susanna”, Federico sceglie di immortalare le carni della bella Marianna, fattucchiera imbrogliona e lavandaia analfabeta di una scrittrice torinese. Il successo del film creerà non pochi problemi alla protagonista inconsapevole, additata e disonorata dal paese almeno fino a quando “u’mbrogghiu nt’o linzolu” non verrà rivelato.
Tratto dal romanzo omonimo di Francesco Costa, L’imbroglio nel lenzuolo recupera e racconta la luce dei Lumière e lo stupore che produsse nei primi spettatori. Dieci anni dopo le prime immagini proiettate a Parigi nel Boulevard des Capucines, il cinematografo approdò in Sicilia e innamorò fino alle lacrime contadini, comari e provinciali inurbati, che avvertirono l’impulso irrefrenabili di alzarsi dalle sedie per evitare che un treno in corsa gli piombasse addosso. Diretto da Alfonso Arau (Il profumo del mosto selvatico) e prodotto ed interpretato da Maria Grazia Cucinotta, L’imbroglio nel lenzuolo è ambientato nell’Italia del 1905, quando le proiezioni cinematografiche poterono finalmente contare su un’industria efficiente, su apparecchi più perfezionati, su un repertorio di film ampio e variato, prendendosi la loro rivincita sullo spettacolo d’arte varia, al punto da occupare tutto lo spazio del programma e a provocare la trasformazione di molti locali di varietà in veri e propri cinematografi.
Non dimostrando alcun senso di soggezione o di inferiorità nei confronti del vaudeville, il cinema riuscì ad integrarsi facendo leva, come il Gennarino di Ernesto Mahieux, su spettacoli pruriginosi e altrettanto promettenti di quelli offerti da ballerine o cantanti dal nome francese che si esibivano dal vivo. Rimpiazzata da femmine di luci, la vedette di turno cedette passo e scena a un’apparizione piuttosto che al suo manifestarsi vero e proprio. La “casta Susanna” della Cucinotta incarna proprio una di quelle ombre che galvanizzarono il pubblico maschile, solleticandone la curiosità voyeuristica.
Sullo sfondo di una terra sospesa tra leggende e superstizioni, Arau gira un melodramma popolare che si esprime in maniera didascalica e che declina (e spreca) le potenzialità del soggetto nell’ammiccamento pruriginoso e lezioso. Pur mantenendo un livello di sobrietà visiva, il regista messicano non riesce a infondere vitalità a quanto scorre “sul lenzuolo”.
La fotografia di Storaro non basta a risolvere la questione della profondità temporale e le pur nobili suggestioni di un film modesto, che tradisce un’evidente vocazione televisiva e non brilla certo per consapevolezza di sceneggiatura o per slancio interpretativo. Fanno eccezione la performance di Ernesto Mahieux e di Giselda Volodi, aristocratica bellezza da promuovere a ruoli di primo piano…

 

Versione: Video: DvdRip – Audio: AC3 – Qualità V:10 – A:10

 

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