L’amore buio

Pubblicato il 07 Giu 2012 in Drammatico

Un ragazzo e una ragazza. Area napoletana. Uno chiuso, introverso, insofferente e per di più confinato in galera, l’altra ugualmente problematica ma confinata in una vita borghese e cittadina dalla quale sembra voler fuggire ma in cui rimane invariabilmente confinata. I due però sono uniti da qualcosa di più che un’affinità elettiva e la frequentazione di diversi psicologi, le loro vite hanno avuto una svolta negativa nel medesimo momento, in un evento che li ha coinvolti entrambi.
Antonio Capuano si è distinto lungo tutta la sua carriera da regista (dal folgorante esordio con Vito e gli altri fino al recente successo di La guerra di Mario) per il modo sincero, immediato eppur delicato di parlare dell’infanzia dura nei quartieri meno vivibili dell’area napoletana. Non risparmiando niente agli spettatori quanto a realismo, nè facendo facili concessioni alla spettacolarizzazione della disperazione, è stato uno dei cantori più costanti e poetici di quel mondo (come sottolinea Luna Rossa).
Per questo meraviglia come L’amore buio, ennesimo capitolo dell’indagine nella realtà più degradata, tradisca proprio quest’aspettativa. Sebbene coadiuvato, come sempre, da un direttore della fotografia d’eccezione (in questo caso Tommaso Borgstrom), non solo abile ma anche lasciato di libero di osare (forse la caratteristica più felice del film) e più in generale da un reparto tecnico di prim’ordine, lo stesso L’amore buio sembra soffrire dei peggiori difetti generalmente imputati al cinema italiano più pigro e inconcludente: silenzi che vogliono essere espressivi, sguardi nel vuoto sofferenti e una trama ridotta all’osso, dovrebbero sostenere un film che non riesce a trovare, come capitava in passato, la vitalità popolare con la quale Capuano salva sempre i suoi esecrabili protagonisti.
Forse non è un caso che stavolta, oltre al racconto di un giovane carcerato, il regista si misuri con un territorio a lui poco familiare ma tanto caro al nostro cinema contemporaneo, ovvero l’interno medio borghese fatto di noia e contrasti futili, di male di vivere inspiegabile e di prigioni della mente. E così come la famiglia mediamente borghese rappresentata anche il film di Capuano si presenta medio, senza quelle violenze operate al linguaggio cinematografico accompagnate alla delicatezza dello sguardo cui ci aveva abituato…


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