L’allenatore nel pallone 2

Pubblicato il 02 Dic 2012 in Commedia

Lo avevamo lasciato in trionfo – più di vent’anni or sono – mentre festeggiava la salvezza in serie A in braccio a due gemelli nerboruti, dopo una travagliata stagione a base di corna, corruzione e calcio. Lo ritroviamo oggi, visibilmente invecchiato ma grintoso come sempre, che sogna un insperato ritorno in panchina con la sua Longobarda, compagna di gioie e sventure.
Nell’anno domini 2007, grazie al coraggio di un “cummenda” milanese e di un losco figuro proveniente dalla Russia, il sogno della Longobarda diventa realtà. Per una serie di vicissitudini dovute a promozioni e retrocessioni a tavolino, truffe, fallimenti, cessioni, la squadra di Oronzo Canà può tornare nella massima serie e disputare insieme alle altre grandi un campionato di tutto rispetto, introducendo un modulo che – dopo la Bi-zona – farà discutere e appassionare: il metodo a farfalla. Arriva, prima o poi, il momento di confrontarsi con un cult movie che – negli anni ’80 – fu snobbato dalla critica per poi divenire uno dei film più visti, acquistati e chiacchierati degli ultimi cinquant’anni di storia patria.
Sarebbe molto comodo, a conti fatti, lasciare ai posteri una sentenza difficile, un ritorno che non possiede la magia dell’originale ma che fa sorridere (e anche con gusto) per le geniali trovate di un Lino Banfi che sembra non aver mai abbandonato del tutto la sua comicità. Per il resto, si può procedere a un resoconto che apra spazi di dibattito e discussione, come nei bar sport o nei cineforum. L’effetto nostalgia, col quale il revival seduce il suo pubblico, manca qui della sua arma più sottile ed efficace, quella naturalezza e quella genuinità che né quel cinema di genere, né quel calcio alla genesi del divismo e dell’opulenza posseggono più. E dare in mano a Sergio Martino un cast che ricalca quasi in toto quello dell’84 (con una differenza di budget non indifferente) significa evidenziare in maniera piuttosto esplicita quelle differenze “tecniche” di un cinema che non possiede più il “genere”, ma ne appare anzi posseduto a fini meramente commerciali.
Sarebbe un peccato, però, non evidenziare quel che di buono la pellicola offre, nel tentativo di omaggiare un passato non troppo glorioso ma che ha conquistato almeno tre generazioni di spettatori. Risultato, questo, che non può essere snobbato da facili intellettualismi. Oronzo Canà piace per la sua mediocrità e noi, dopotutto, non potremo mai esser così certi che il calcio, anche ai tempi d’oro di un genere tutto italiano, fosse davvero diverso da come è oggi. Eroi o coglioni, tanto per citare, fa poca differenza. L’importante è riuscire ancora a divertirsi. Due stelle al film, una al ritorno di Lino Banfi al cinema…

 

Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10
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