La peggior settimana della mia vita

Pubblicato il 11 Dic 2011 in Commedia


Paolo è in procinto di sposarsi con Margherita, la donna che ama. Manca solo una settimana alle nozze e tutto sembra prospettare un avvenire roseo e soave. Peccato che in quegli ultimi sette giorni ogni cosa paia rivoltarsi contro di lui e le sue romantiche aspirazioni. Tormentato da una collega ossessionata da lui e accompagnato da un testimone di nozze del tutto inaffidabile, in una sola settimana Paolo colleziona una serie di improvvide azioni dalle conseguenze disastrose tanto per la sua immagine agli occhi della fidanzata e dei futuri suoceri, che per la salute di cani e anziani parenti della sposina. Tanto che, a dispetto della devozione del povero innamorato, anche le serene prospettive del giorno più felice della sua vita cominciano a farsi fosche e incerte.
Anche se alle prese con la sua opera prima, Alessandro Genovesi può essere già considerato, assieme a Fausto Brizzi e Federico Moccia, fra i protagonisti di un processo di “globalizzazione” della commedia italiana: una sorta di riforma delle storie e dei personaggi italiani dove alla tipica vocazione alle maschere e alla satira, si sostituisce gradualmente un tipo di rom-com di stampo anglosassone, fatta di situazioni, di incastri e di momenti topici. Autore del testo teatrale da cui Gabriele Salvatores ha tratto la sua Happy Family eccentrica e sorniona, Genovesi per la sua prima regia effettua un tipo di operazione di saccheggio dall’immaginario d’oltremanica e d’oltreoceano non lontano da quello praticato per il film di Salvatores. Là si citavano Wes Anderson e Woody Allen giustificandosi dietro la fantasia di una struttura metalinguistica; qua si riprende esplicitamente un format televisivo della BBC per farne una commedia a metà strada fra Ti presento i miei e Bridget Jones, i Farrelly e Mister Bean.
Al crocevia di questo scambio anglo-americano fra comicità farsesca e sopra le righe e toni candidi e melliflui, si situa in maniera icastica la personalità di Fabio De Luigi, sorta di corpo comico ibrido capace di attrarre verso di sé tanto le sventure di Ben Stiller che il romanticismo goffo e impacciato del giovane Hugh Grant. È attraverso di lui che si avvia e si compie questo breve calvario umoristico di sfighe e umiliazioni che non nasconde il ritmo sincopato del format televisivo da cui prende avvio e che, anzi, fa delle naturali ellissi della propria struttura a episodi l’alibi per concentrarsi solo sui disastri e far ridere più agilmente. Peccato che questa stessa frammentazione scandita da una serie di dissolvenze sulle urla farsesche di De Luigi metta in mostra anche le fragilità di questa “commedia derivata”, in particolare la dissonanza della sarabanda di piaghe che il personaggio di De Luigi è capace di scatenare. A volte parossistiche e sopra le righe, altre volte più ordinarie; quasi mai, purtroppo, particolarmente originali. Così che la settimana peggiore della vita non è certamente la più memorabile…

 

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  • Claudio

    Bè veramente carino e molto divertente