Infamous Una pessima reputazione

Pubblicato il 21 Set 2012 in Drammatico

Truman Capote, vistoso ed estroso scrittore di New Orleans, gode della simpatia e delle confidenze dei salotti intellettuali newyorkesi. Vanesio con talento, sogna di scrivere l’opera eccellente. A ispirare il suo capolavoro letterario, “A sangue freddo”, sarà il quadruplo omicidio della famiglia Clutter, consumato nella provincia americana. Deciso a saperne di più, parte alla volta del Kansas in compagnia della scrittrice in odore di Pulitzer, Harper Lee. La cattura di Dick Hickcock e di Perry Smith, rei confessi del crimine, eccita la fantasia di Capote. Lo scrittore abbandona i salotti del belmondo per frequentare le brande della cella, dove finiscono per confessarsi i due omicidi. Infatuatosi di Perry Smith ne registrerà le memorie fissandole per sempre in quello che sarà il suo ultimo romanzo compiuto. Hickcock e Smith, condannati all’impiccagione, lo inviteranno ad assistere alla loro dipartita.
Nell’estate del 2003, Douglas McGrath e Dan Futterman consegnano ai rispettivi committenti un’identica storia, quella di Truman Capote e della genesi del suo più celebre romanzo, “In cold blood”. Girato e congelato dalla Warner Independent per evitare imbarazzanti sovrapposizioni col film di Bennet Miller interpretato da Philip Seymour Hoffman ( Truman Capote: A sangue freddo ), Infamous debutta in ritardo sullo schermo. Identico progetto, diverso lo sviluppo, il Truman Capote di McGrath è ispirato al libro “Truman Capote” di George Plimpton (una raccolta di interviste su Capote e non un saggio), di cui riproduce la polifonia e l’alternanza di voci prestigiose. Quelle che circondarono la vita mondana dello scrittore: Babe Paley, moglie dell’ex presidente della CBS interpretata da Sigourney Weaver, Marella Agnelli, una sofisticata Isabella Rossellini, e la cantante Kitty Dean, un’algida Gwyneth Paltrow. A cibarsi delle loro indiscrezioni e rivelazioni c’è Truman Capote, i cui gesti teatrali, il corpo minuto e la voce affilata sono affidati, questa volta, a Toby Jones. L’attore britannico privilegia il Capote frivolo e gaudente a quello mesto e doloroso impersonato da Philip Hoffman. Il punto di vista che avvia la vicenda della stesura del romanzo di Capote in McGrath differisce profondamente da quello di Miller. Bennet Miller resta concentrato sull’omicidio interrogandosi sulle ragioni dell’arte e della creazione a ogni costo; McGrath rimane sul personaggio Truman Capote, il mondano newyorkese che cerca in provincia e nella tragedia umana il suo libro e il suo eterno riconoscimento. Alternando il registro comico a quello tragico, McGrath esibisce ed esplicita l’intesa sentimentale e carnale tra lo scrittore e Perry Smith, decisamente più intellettuale nella trasposizione di Miller. Se amate il glamour scegliete Douglas McGrath, se amate Truman Capote decidete per Bennet Miller…

 

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