Il volo della Fenice

Pubblicato il 11 Gen 2004 in Avventura
Trailer


Nel 1965 un racconto di Elleston Trevor, “Il volo della fenice”, sceneggiato da Lukas Heller, viene portato sullo schermo e diretto da un regista di grande personalità quale era Robert Aldrich. Ne risultò una pellicola che rispettava i canoni del genere avventuroso, non limitandosi a quello. Il film di Aldrich era solido, angoscioso e affascinante. Sottovalutato da una critica come al solito politicizzata, che guardava con sospetto i film avventurosi e che sia pure a fatica aveva riconosciuto il talento di Robert Aldrich, il film ricevette un riconoscimento postumo e chi ha la fortuna di poterlo rivedere in dvd, come è possibile in alcuni paesi europei in edizione italiana (!), non può che constatarne la qualità.
Ed oggi che viene presentato il remake di quel film, c’è quasi la tentazione di nascondere quell’edizione, che potrebbe danneggiare commercialmente quella nuova. Per buona sorte la nuova edizione di Il volo della fenice è almeno decorosa, pur con la solita attualizzazione, realizzata con le accentuazioni dei momenti drammatici e la superficialità di una sceneggiatura che bada al sodo, banalizzando e sveltendo i dialoghi, che sono simili a mille altri pur in una situazione estremamente originale e coinvolgente.
Un cargo pilotato da Frank Towns (Dennis Quaid), ha il compito di evacuare un gruppo di ricercatori petroliferi da Tan Sag Basin, in Mongolia. Un’operazione di routine, che verrà ostacolata dall’impatto dell’aereo con una tempesta di sabbia che obbliga il comandante ad atterrare fortunosamente nel deserto del Gobi. I superstiti non sembrano avere alternative ad una morte lenta in uno dei luoghi più angosciosi del globo. Uno dei passeggeri sarà l’artefice di un “miracolo” tecnologico, di un’invenzione geniale, che permetterà al gruppo, che nel frattempo si è assottigliato, di fare ritorno a casa. Una magnifica vicenda, che non permette mai di abbassare le soglie dell’attenzione, che ha buoni momenti d’azione e che non rinuncia a soluzioni drammaturgiche, che purtroppo risultano convenzionali. In pieno deserto non c’è il senso dell’acqua, che non sembra essere un problema vitale. Un errore madornale che toglie veridicità e che favorisce lo stile del regista, John Moore, autore di un’avventura bellica in stile videoclip: Behind Enemy Lines. Il film di Aldrich era più lungo di circa 30 minuti e mostrava come le ridotte riserve d’acqua fossero l’elemento dominante del racconto. Vedere il protagonista, l’ottimo James Stewart, sorseggiare la sua razione era un momento emozionante. Mentre qui prevale la stringatezza televisiva, la soluzione effettistica tipica delle nuove leve registiche, che privilegiano assurde ed estemporanee soluzioni tecniche, barando sui contenuti, sugli approfondimenti, conducendoci film dopo film nel terreno da loro preferito, quello dei videogames. Superate queste riserve, restano appunto la speditezza e la spettacolarità, che consegnano al pubblico un prodotto di routine che nel giro di pochi mesi sarà dimenticato, a differenza del film di Aldrich, che conviene sempre andare a cercarsi all’estero. Fonte Trama

Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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