Il soffio dell’anima

Pubblicato il 23 Dic 2012 in Drammatico

IlsoffiodellanimaAlex è un giovane uomo costretto alla dialisi e a una vita mai spesa, fino a quando le arti marziali e la filosofia orientale non lo esorteranno a espandere il suo spirito e a godere pienamente la sua esistenza. Figlio di un padre autoritario che vorrebbe proteggerlo dalla vita e da un destino avverso, Alex è portatore di un disagio che incontra e innamora un’altra “debolezza”, quella di Luna, figlia devota di una madre dializzata. Deciso a confrontarsi con la paura e la malattia, Alex si ritira dal mondo per allenare il suo spirito e preparare il suo corpo a una competizione agonistica. Assistito da un amico premuroso e “nutrito” da una misteriosa donna orientale che coltiva orchidee e pratica la meditazione, Alex scenderà sul tatami, abbattendo i nemici con il soffio dell’anima.
Trasposizione dell’omonimo romanzo di Valentina Lippi Bruni, Il soffio dell’anima diventa un film di promozione sociale diretto da Victor Rambaldi e interpretato dai “televisivi” Flavio Montrucchio e Dario Ballantini, e dalla “vacanziera” (sul Nilo) Lucrezia Piaggio. Il film presenta una situazione di disagio e si pone nei confronti del suo protagonista con un atteggiamento di ascolto e di attenzione, finendo per assolvere a quella funzione materna che la società dimentica di svolgere, in preda alla paura, all’incertezza, al disinteresse. Al centro del racconto c’è Alex, una persona che vive una condizione di debolezza e di svantaggio e che esprime un ruolo positivo, una sorta di cartina tornasole reattiva rispetto al resto della società e della comunità in cui è inserito. Il protagonista mette nudo e denuncia le vere situazioni critiche: l’incapacità di leggere il carico di dolore dentro gli altri e di alleviarlo. Ma se la sua condizione costituisce una critica (e un esempio) per l’universo (poco) umano che lo circonda, è pur vero che le relazioni dialettiche che Alex sperimenta con le due protagoniste femminili (Luna e Tai Ping) rappresentano anche un’indicazione di metodo per affrontare le situazioni problematiche. Nel corso della vicenda Alex compirà un rito di passaggio, un percorso di riaffermazione della propria dignità: bambino e poi adulto “ammalato”, ha vissuto da sempre nella condizione di chi è sulla soglia tra uno stato e un altro.
Il soffio dell’anima termina sul transito, da quel punto in poi non sappiamo più nulla ma possiamo supporre che Alex sarà più consapevole circa il proprio ruolo nel mondo e avrà maggiore considerazione da parte del mondo in cui vive. L’impianto del film è piuttosto tradizionale, lo stile risulta più televisivo che cinematografico (vengono decisamente privilegiati i primi piani rispetto ai campi lunghi) ma alcune scene hanno il merito di portarci dentro allo straniamento di Alex. La percezione degli spazi interni (clinica, appartamento, ospedale) è connotata da una evidente claustrofobia, che bene esprime il disagio del protagonista rispetto agli ambienti della degenza e del “ricovero”. Di contro gli spazi esterni, luminosi e armoniosi, sono la dimensione autentica a cui affidare la sua esuberanza individuale e la sua attività onirica. Nonostante Il soffio dell’anima sia un inventario di luoghi comuni sulla malattia (al cinema) e si muova all’interno di ambiti fin troppo prevedibili e scontati, ha il pregio di trattare un’umanità disposta a prendersi “cura” degli altri. Se l’atteggiamento delle persone è quello della cura (la vita e il libro di Valentina Lippi Bruni sono in questo senso un esempio rilevante), anche l’esperienza sfavorevole può entrare a far parte del percorso umano…

 

Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10
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