Il grande capo

Pubblicato il 12 Apr 2013 in Commedia


IgrandecapoDanimarca oggi. Una grande azienda di informatica sta per essere venduta agli islandesi. Il proprietario non ha mai rivelato la sua identità fingendosi un semplice portavoce di un fantomatico ‘Grande Capo’. Ora è però necessario che il Capo si materializzi. Ingaggia quindi un attore disoccupato che dovrebbe limitarsi a firmare per procura la cessione. Ma le cose si complicano…
Lars Von Trier si prende una (apparente) vacanza dal dramma della trilogia ‘americana’ per confezionare una commedia di cui si diverte a rivelare le scelte di scrittura intervenendo ogni tanto come voce off. In realtà aveva già dato prova di saper volgere in sorriso la crudeltà sadica del suo sguardo sul mondo in Idioti. Qui però, autoliberatosi dai vincoli del Dogma, può dare ancor più libero sfogo a una vena satirica che, come sempre, non riesce a contenere il suo strabordante ego. A questo punto scatta la dinamica consueta: o si apprezza o si detesta il ‘marcio’ che Lars trova non solo in Danimarca ma nel nostro mondo. La falsità dei rapporti di lavoro, il profitto che calpesta qualsiasi relazione, il bisogno di autoaffermazione che scavalca ogni concetto di equità. L’etica è una parola cancellata dal vocabolario e se il ruvido businessman islandese non finge neppure di averla mai sentita nominare a poco servono i machiavellismi di chi vuol negare a se stesso la propria amoralità.
Von Trier è stato, è e sarà un moralista nel senso migliore del termine con in più il bisogno irrefrenabile di ‘ragionare’ sull’essere umano. In questo caso poi sovrappone anche il piacere della riflessione sul ‘gioco’ del recitare e sul confine sempre più esile, se non addirittura inesistente, tra finzione e realtà. Se in Dogville e Manderlay si era dichiarata la ‘messa in scena’ annullando praticamente il decor qui lo si conserva ma al contempo se ne annulla il senso con la frantumazione temporale del montaggio. Lars è ancora una volta pronto a farsi lapidare da chi in fondo sente che ciò che ci racconta è profondamente verosimile ma non sopporta il suo stile di regia. Chi scrive trasferisce su di lui il giudizio che uno dei suoi personaggi applica a Strindberg. “Lars Von Trier non è un cattivo regista. È un regista cattivo”. Ma è una cattiveria che ci costringe a reagire…

 

Versione: Video: DvdRip – Audio: Ac3 – Qualità V:10 – A:10

 

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