Giorni e Nuvole

Pubblicato il 05 Feb 2007 in Drammatico
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Elsa e Michele sono felicemente sposati, hanno una figlia e una splendida casa dove coltivano il loro amore e ricevono amici affettuosi. Elsa si è appena laureata in Storia dell’Arte e lavora al recupero di un affresco attribuito al Boniforti, Michele è stato invece estromesso dall’azienda dai suoi stessi soci, che ritenevano la sua gestione poco competitiva. Dopo la confessione del licenziamento, Elsa e Michele sono costretti a riconsiderare e ridimensionare il loro (alto) tenore di vita. A quarant’anni si confronteranno drammaticamente col mutato mercato del lavoro.
Con Giorni e nuvole, Silvio Soldini dimostra ancora una volta l’originalità dello sguardo e una straordinaria capacità di sapere tradurre questioni esistenziali in metafore estetiche. Dopo la leggerezza di Agata e la tempesta che, insieme a Pane e tulipani, in molti e forzatamente hanno letto come deviazione dal corso del suo cinema, Soldini sceglie di raccontare una storia dolorosa dentro un paesaggio sociale popolato dal disagio e dall’insicurezza.
Secondo un procedimento ripreso in tutti i suoi lavori, Soldini fa (sempre) accadere qualcosa ai personaggi che genera nella loro esistenza un vuoto, una disponibilità di tempo sgombro dalle occupazioni consuete. Questo intervallo permette ai protagonisti di guardare le cose con altri occhi e di considerare e sperimentare altre possibilità. Lo scarto temporale si accompagna a un’analoga dislocazione dello spazio: dopo aver perso il lavoro Elsa e Michele traslocano.
Ma se Nell’aria serena dell’ovest, in Un’anima divisa in due e ancora nelle Acrobate i personaggi scelgono spontaneamente di lasciare il lavoro e di abbandonare la propria casa per partire in cerca di un altrove, in Giorni e nuvole non ci sono fughe deliberate a sud o verso il Monte Bianco. C’è una città di mare (Genova) dove (re)stare, dove le nuvole “vanno, vengono e ogni tanto si fermano”, c’è un lavoro perso e un altro da trovare, c’è una vita a cui rinunciare e un’altra da “campare”.
Soldini riflette sull’equazione tra lavoro e tempo: il lavoro organizza il nostro tempo, se si lavora poco si perde tempo, se si lavora molto si guadagna tempo. Quando il Michele di Albanese perde il lavoro entra perciò in un tempo dell’attesa e dell’introspezione. Incapace di ri-organizzarsi la vita senza i ritmi dell’azienda, il protagonista vive una progressiva perdita di definizione. Michele appartiene alla borghesia alta e intellettuale, una classe che ha fatto del lavoro la misura di ogni cosa e la fonte della propria identità. Elsa, abituata a riflettersi nel lavoro del marito e a godere del prestigio sociale e delle opportunità (laurearsi e fare senza compenso la restauratrice) della loro condizione, trova uno, due, tre lavori per provare a rientrare nella “normalità” da cui sono usciti. I due protagonisti sono avvolti da un velo di sofferenza non detta, da una cortina impenetrabile che rende inutile qualsiasi contatto umano. Capiranno insieme, distesi a contemplare l’affresco del Boniforti, che è l’amore (e non il lavoro) a “produrre” valore e realizzazione personale. Fonte Trama

Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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