Ballkan Bazar

Pubblicato il 28 Apr 2012 in Commedia

Un film piccolo piccolo. Un po’ in tutti i sensi. E non è necessariamente un difetto questo per Ballkan Bazar, opera bizzarra e discontinua che alterna momenti e intuizioni di buon livello a vuoti narrativi e dilettantismi visivi forse inevitabili. Edmond Budina, regista, sceneggiatore e uno dei protagonisti- l’ambiguo prete traffichino e iracondo- si pone su una terra di confine per raccontare il suo film. Lo fa geograficamente, tra Grecia e Albania, lo fa cinematograficamente, tra commedia etnica- un po’ troppo balcanica, anzi balkannica- e denuncia storico-civile. Perché con il sorriso e l’uso del grottesco Budina racconta uno strano e inquietante legame tra Chiesa (ortodossa) e politica, con un giornalismo d’inchiesta che nuota nel fango con disinibita nonchalance. Una storia incredibile (e romanzata), ma vera.
Quel mercimonio di cadaveri e disseppellimenti al centro del contendere, toglie scheletri non solo dalle bare ma anche dagli armadi di patrioti indignati e figli amorevoli. Il cineasta con ironia tagliente, seppur spesso grossolana come il suo cinema, si diverte a sbugiardare l’ipocrisia di ogni livello ed è di sicuro questo il maggior pregio del suo racconto. E inevitabilmente le prime maschere a cadere sono quelle delle due occidentali, una madre e una figlia che cercano di recuperare il cadavere del padre, del nonno. Lo volevano portare nella terra natìa- in verità è l’ennesimo dispetto di una moglie ferita (Catherine Wilkening) contro l’ex marito (Luca Lionello)-, ma si sa negli aeroporti non si può mai contare sulla restituzione dei bagagli, soprattutto quelli speciali. Lo sa anche Billy Crystal, che visse una disavventura simile in Forget Paris. Ma le due donne non hanno la fortuna di trovare l’adorabile Debra Winger e saranno costrette ad andare a Tirana e poi in un paesino sperduto albanese per recuperarlo: si confronteranno con una realtà per loro assurda e, per amore e necessità, cercheranno di capirla. Sono forse loro, però, il punto dolente: la loro passività fatta di schermaglie e scaramucce con i locali, è un difetto di scrittura dell’opera ma anche, forse, di carisma delle due attrici. La mamma è affascinante ma banale, la figlia (Veronica Gentili), pur bellissima, è molto acerba nell’interpretazione e soffre di un personaggio che necessitava di maggior spessore. Sono, poi, entrambe, una distrazione da quello che vorrebbe essere un film di Kusturica che incontra la Labaki, un lungometraggio tagliente e allo stesso tempo tenero.
Ogni inquadratura e ogni battuta, anche le più felici, hanno un sapore di già visto e già sentito, i caratteri sono ben disegnati e utilizzati ma sembra di stare su una scacchiera: i loro movimenti sono obbligati e quindi prevedibili, in un film che invece dovrebbe fare della sorpresa, magari grottesca, la sua cifra stilistica e narrativa.
Ci si diverte anche grazie alla furba e abile accelerazione finale, a trovate come l’inciampo in una buca del cimitero o la litigata conclusiva. Si apprezzano gli sforzi e la voglia di contaminazione culturale, in nome dell’amore, in apparente contraddizione all’ossessione per i cadaveri di tutti i protagonisti. Tutte ottime idee, che per un basso budget e forse anche un basso profilo, rimangono però spesso tali. Come in un bazar, un Ballkan Bazar, dove si trova di tutto un po’, ma molto raramente “merce” d’eccellenza…

 

Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10
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