Baciato dalla Fortuna

Pubblicato il 05 Apr 2012 in Commedia


Gaetano è un povero diavolo di origine napoletana trapiantato a Parma, dove lavora come vigile urbano. Sistematicamente tradito dalla procace compagna Betty con il suo comandante, oppresso da grossi debiti con la banca e vessato da un’ex moglie timorata di Dio a cui deve mesi di alimenti arretrati, Gaetano trova gioia e speranza solo quelle tre volte la settimana in cui può giocare i suoi sei numeri fortunati al lotto. Quando rientra in città Anna, una giovane e petulante psicanalista neo-laureata, questa lo convince, sotto compenso, a diventare suo paziente e come primo impegno gli fa giurare di smettere con le scommesse. Gaetano vorrebbe rompere volentieri la sua promessa, ma non fa in tempo a raggiungere il suo solito ricevitore e perde la giocata. Il giorno dopo, quando scopre che sono usciti proprio i suoi sei numeri, per lo shock sviene e batte la testa. Al suo risveglio, tutta la città è convinta che sia lui il grande vincitore e lo ricopre di attenzioni e di premure, a cominciare da quelle donne che il giorno prima lo disprezzavano. In preda all’amnesia, si convince di poter finalmente condurre una vita da milionario.
Il complesso di Edipo di cui è vittima l’attuale commedia italiana (uccidere i padri cinematografici e accoppiarsi con la madre televisione) chiama continuamente in causa, spesso a sproposito, il fantasma della commedia all’italiana. Nel caso di Baciato dalla fortuna, lo spettro si palesa invece proprio grazie a una serie di espliciti riferimenti alla grande tradizione. Salemme e gli altri cinque sceneggiatori (fra cui il regista Costella e Massimiliano Bruno) puntano su quei giocatori incalliti, ometti fragili circondati da personaggi meschini, fedifraghi e millantatori, che popolavano le commedie di Eduardo De Filippo e i racconti di Giuseppe Marotta. La ruota di Napoli permette di estrarre una sceneggiatura drammaturgicamente più complessa, ricca di intrighi, storie e aneddoti secondari, in cui andare a ruota libera con le crudeltà e le idiosincrasie delle eterne maschere italiche. In questo modo, dietro a una commedia dalle vesti nazional-popolari sulla vanità del gioco e le velleità milionarie in tempi di crisi, si nasconde una farsa da avanspettacolo al di sopra del tempo e dello spazio (poco importa che sia Parma e non Napoli, alla fine), in cui tutti gli attori e i volti televisivi coinvolti giocano ruoli da teatranti…

 

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